ATTO PRIMO
(La scena è
in Napoli verso il 1810. Una piccola piazzetta a
Basso Porto.
Di fronte allo spettatore la tintoria di Vito
Amante, Drappi di
ogni colore pendono dagli stipiti e dalla banda
dell'architrave. In fondo alla bottega è bujo; un
lumicino palpita in quella
oscurità davanti a un'immagine. Sulla porta due
corna di cervo. La
facciata del palazzo dove sta la tintoria è tutta
bucherellata di finestre.
Altri palazzetti a destra con sotto una taverna e,
più innanzi, la
bottega di D. Marco. In fondo, anche a destra, una
vecchia fontana in
marmo, dopo la quale si apre un lungo vicolo. A
manca, in fondo, un
Cristo Crocefisso, sotto una cupola di latta a fondo
di stelluccie
d'oro. La croce si leva da una base vestita di
mattoncelli colorati.
Intorno al Crocefisso sono appesi voti d'ogni sorta:
quadrettini,
gruccie, armi. Tre lanternine sono accese davanti
alla croce. Sul
davanti, un piccolo e sudicio palazzetto a un sol
piano)
Scena Prima
(Coro di
popolani e popolane, Nunzia, Marco)
CORO (si affolla
gesticolando e guardando nella bottega di
Vito, ove qualcosa è seguito) Dio mio! — Dio
mio! — Quel misero figliuolo! — Chi mai? —
Vito il tintore! — Oh, poveretto!
NUNZIA (uscendo
dalla bottega di Vito) Largo, largo!
scostatevi, lasciatemelo
solo...
CORO
(circondandola) E che cos' ha?
NUNZIA (facendo
atto che Vito ha avuto una perdita di
sangue dalla bocca) Dal petto... quel brutto
male...
CORO Ancor?
MARCO (scrollando
il capo) Lo punisce il
Signor!
CORO DI
DONNE Mamma del
Carmine, su lui
vegliate, e s' ha peccato
non l’ abbandonate ; o buon Gesù,
pietà!
MARCO (chiamando a
sè gli uomini, sottovoce) Sapete voi la
storia fra l’ostrica e
lo scoglio? Qui , donn'
Amalia è l’ostrica, lo scoglio è
quello là!
CORO
D'UOMINI (sottovoce) Ah ah! ah ah!
ah ah!
MARCO (sottovoce) Profetizzar non
voglio, ma l'ostrica lo
scoglio fra poco
ingojerà.
CORO
D'UOMINI (c. s) Graziosa è la
tua favola fra l'ostrica e
lo scoglio ; qui, donn'
Amalia è l' ostrica, lo scoglio è
quello là... Sì, puoi
profetizzar che l'ostrica
lo scoglio fra poco
ingojerà!
CORO DI
DONNE Mamma del
Carmine, ecc., ecc.
NUNZIA (rientrando,
alla folla) Zitti! fategli
largo, che va meglio.
CORO (guardando
nella casa di Vito) Guardate!...
s'alza! — Ed or lo portan qui! Che faccia!...
Ohimè!...
NUNZIA (spingendo
la folla) Largo!...
largo!... Così!
Scena
Seconda
(Vito e
precedenti, poi Amalia La folla si apre. Vito
appare,
pallidissimo, premendosi la pezzuola sulla bocca. I
garzoni della
tintoria gli sono intorno e le sorreggono)
NUNZIA Date una sedia!
subito!
MARCO (porgendola) Sta qua!
(volgendosi
alla folla) Fa paura!
(Vito siede)
CORO (a parte) Mio Dio!
(a Vito) Come si va?
VITO (sforzandosi
di sorridere, lentamente) Tutto è
finito... Grazie... E male
passeggero... Vo meglio
assai... Davvero non soffro...
quasi più.
(Si alza, fa
alcuni passi, ma trasalisce, porta la pezzuola alla
bocca, poi,
prorompe in lagrime. I garzoni lo fanno sedere)
CORO
(circondandolo) Come? —
Piangete?
MARCO. L' ho detto!
CORO Oh, misero! Orsù, che
avete? Soffrite ancor? Via, non
temete! Fatevi cor!
VITO (scostando i
garzoni) Vi prego...
allontanatevi!... Aria mi occorre
adesso... Son così
affranto... soffoco... addolorato,
oppresso è il povero mio
petto...
(lasciando
cadere il capo fra le mani) Sol di morir
aspetto!
CORO DI
DONNE Mamma del
Carmine, di Iui pietà!
VITO
(asciugandosi gli occhi e la bocca) E non so più a
chi volgermi! non so!... sono
sfinito!...
NUNZIA Figlio mio!
CORO Che strazio! Ahimè!
MARCO (sottovoce) Dio l'ha
punito!
NUNZIA (additando a
Vito il Crocefisso) Ed a quel buon
Gesù vi rivolgeste mai?
CORO Ah, si, Vito! —
Pregatelo! — Egli è pietoso assai!
VITO No! non ne sono
degno!
CORO Egli vi
ascolterà!
NUNZIA Se gli farete
un voto, certo lo accoglierà.
VITO (si leva
commosso e cade inginocchiato. Le donne lo imitano;
gli uomini si sberrettano tutti) Gesù mio
d'amor, che sulla croce t'immolasti a
salvare il peccatore, di quest' anima
mia sii redentore, abbi di me
pietà, del mio soffrir, fammi guarir,
Signor, fammi guarir, mitiga tu dei
mali miei l'orror! Tu che vedi il
martirio del mio cor, tu che sai che
speranza ho solo in te, non mi
lasciare, abbi pietà di me!... Ed io voto ti
fo' che una donna
perduta sposerò, strappandola al
peccato!
AMALIA (che è
entrata mentre Vito fa il voto) Che mai dice? E
impazzato!
VITO (con
fervore) E se potrò
mentir, mio Dio, fammi
morir!...
CORO Ascolta, o
Signor, la preghiera, il grido d' un
misero cor ; al povero
afflitto che spera la grazia
concedi, o Signor!
(Tutti si
affollano intorno a Vito, lo sollevano, gli
stringono la mano e lo
baciano. Quindi la folla, un pò 1 per volta, si
dirada. Marco va a
sedere sul gradino della sua bottega. I garzoni,
dopo aver fatto
sedere Vito, rientrano nella tintoria)
AMALIA (piena di
dispetto, piantandosi in faccia a Vito) Che voto hai
fatto?
VITO (volgendo
altrove il capo) Lasciami!
AMALIA (fremente) Che voto?
VITO (alzandosi) Tu ben
l'udisti!... Va! lasciami in pace!
(entra nella
bottega)
AMALIA (tentenna il
capo quasi commiserandolo) Non so se è
pazzo... o infame!
(poi,
accostandosi rapidamente alla porta) Bravo! I' hai
ben trovata!
(quindi,
mostrandogli il pugno stretto) Ma qui ti
rivedrò!
(esce
rapidamente)
MARCO (che dal suo
posto ha seguita la scenetta, a mezza voce) Donnine care, guardatevi dal
vento e dall'amore: l'uno e l'altro
non fanno che mutare!
VITO (torna sulla
porta e, appoggiandosi allo stipite, con tristezza) Beato te, Marco
mio... sempre di buon umore!... tu canti,
mentr' io spasimo!...
MARCO. Suvvia! fatevi
core: acqua che passa... e, piuttosto,
pensate alla salute.
VITO Hai ragione!...
Men vo.
(fa per
rientrare in casa)
MARCO. Via, state
allegro!
(quando Vito
è rientrato) Si mettono a
ballare, e poi si lagnano di aver male
alle gambe! Gioventù,
gioventù!
Scena Terza
(Di fuori si
ode un frastuono. Dalle case della piazzetta escono
popolani e
popolane; ne giungono altri dal vicolo e dalla
cantina. Annetiello,
un po' brillo, arriva seguito da uomini e ragazzi)
ANNETIELLO (vedendo
Marco) Ecco chi ci può
dir la verità: Don Marco, che
cos'è questo gran voto fatto da Vito
in pubblico?
MARCO (senza
spostarsi) Cos' è? si
sposa.
ANNETIELLO (con
malizia) E chi vuole
sposare?
MARCO. Chi più gli
piacerà.
ANNETIELLO (tirandolo a
parte, con malizia) Vien qua.... —
Mi han detto ch'egli
giurò... che per disotto agli archi mai più dovrà
passare.
MARCO (sorpreso,
fissandolo) Ma... se vi
passali certi ch'io conosco?...
ANNETIELLO (facendosi
scuro in volto) ' Compare, che
vuoi dir?
MARCO, Niente di male.
ANNETIELLO
(squadrandolo da capo a piedi) Ah! beh!... così va bene!
(gli volge
le spalle)
MARCO (ridendo) Oh!... Che ti
pare!...
GARZONI (uscendo
dalla tintoria) Annetiello,
buon dì!
ANNETIELLO (salutando
con un largo gesto) Buon giorno,
amici!
GARZONI. Ora giungi? Di nuovo che ci
dici?
ANNETIELLO Che sto benone!
e ho fatto un buon pranzetto ; che Posillipo è
cosa da vedere, verde com'è,
col mare di rimpetto!
CORO
(circondandolo) Silenzio, che
Annetiello oggi sta
proprio bello!
ANNETIELLO E che, fra
poche sere, chi è ricco e
chi non ne ha, a Piedigrotta
andrà!
CORO A Piedigrotta
andremo: chi meglio
canterà, chi meglio
ballerà festeggeremo!
ANNETIELLO Tutto è già
pronto e in ordine, tutto rissato è
già : i legni ed i
cavalli, i finimenti
belli, le penne alte
di galli da porre sui
cappelli... alle ragazze
languide l' occhietto si
farà! Io vo' scordar
— ogni dolor, mi voglio
all'allegrezza abbandonar, io vo' quaggiù
— godere ognor; voglio
ridere!... ridere e cantar!
CORO Scordar
dobbiamo — ogni dolor, vogliamo
l'allegrezza ritrovar; dobbiam quaggiù
— godere ognor, rider
vogliamo!... ridere e cantar!
ANNETIELLO (additando
la cantina) Ed ora, da zio
Tore chi mi vuol ben
verrà!
(si avvia
alla cantina e, dando la mano al cantiniere) Tore, buon dì!
GARZONI (seguendolo) Buon dì! — Noi
siamo qua!
(entrano in
cantina. La folla si disperde)
MARCO (solo,
seduto sul gradino) Guardate il
mondo:
(accenna a
Vito) quei paga le
follie ;
(poi, ai
bevitori) questi le
fanno, e un dì le
pagheranno!
Scena Quarta
MARCO (vedendo
Vito che torna) Don Vito!
VITO (cadendo a
sedere a destra della tintoria) In casa mi si
opprime il core!..:
MARCO. Meglio è stare
all'aperto.
VITO E poi... questo
cervello che galoppa, che gira come
un fuso.
MARCO. Sul passato ci
va messa una pietra.
VITO Ah, si! Vo'
farvi sopra una croce
e non pensarci più.
(Una mano di
donna, per la finestra del palazzetto, gitta una
rosa.Il fiore cade ai piedi di Vito) Cos' è?
MARCO. Non vi
abbadate.
VITO
(raccogliendo il fiore) Ah! veh, una
rosa! Chi la gettò?
MARCO. Lasciate andar,
non so.
VITO Da quella casa?
è vero?
MARCO (seccato, si
alza) Non datevi
pensiero.
(se n'entra
in bottega canticchiando) Donnine care,
ecc. ecc.
(Vito,
pensieroso, resta a contemplare la rosa. Cristina
esce dal
palazzetto con una bottiglia in mano e s'avvia alla
fontana. Vito la
segue con lo sguardo e giuoca con la rosa. Cristina,
riempita la
bottiglia, torna indietro)
VITO
(amabilmente) Se è lecito...
scusate....
(Cristina si
ferma) è Voi siete
stata che...
CRISTINA Che cosa???
VITO Questo fiore
voi lo gettaste a me?
CRISTINA (senza
guardarlo) Io...
sissignor...
VITO (alzandosi) Mi date un
sorso d’ acqua?
CRISTINA (mostrando
la bottiglia) Ma... se vi
accontentate...
VITO (beve; le
rende la bottiglia con la destra e, con la sinistra,
fa per forbirsi
le labbra. Cristina gli porge il grembiale e volta
la testa
altrove. Vito si asciuga la bocca guardando lei,
sorridente) Grazie!... e lo
dico ancor per questo
fior.
CRISTINA (cercando
liberare la cocca del grembiale) La buona sera.
VITO (insinuante) Un momento...
Aspettate!
CRISTINA (liberando
il grembiale) Ma lasciatemi
andare: qui non posso
restare.
VITO
(sorridendole dolcemente) Con me state
sicura ; bandite ogni
paura.
(pausa) E mi volete
dire il vostro nome?
CRISTINA (giuocando
col grembiale) Io mi chiamo
Cristina
VITO E l'altro?
CRISTINA (fìngendo di
non capire) Come?
VITO Dico, il vostro
cognome.
(Cristina ha
una scossa, come se avesse una stretta al cuore,
abbassa gli
occhi e fa per andarsene. Vito, quasi commosso,
la raggiunge
e la trattiene dolcemente. Poi, pigliandole la mano, con voce
insinuante) E s' io, poi,
vi dicessi che il vostro
viso ha un fascino... che siete bella
assai?
CRISTINA Ero... non son
più quella...
VITO Ve lo giuro,
Cristina, siete sempre più bella!
CRISTINA (scrollando
il capo) Ah no!
VITO (dopo una
pausa) Ebben, saper
vorrei tutta la storia vostra.
CRISTINA (con accento
angoscioso) La storia
mia?... La stessa abbiamo tutte: miserie ,
inganni , lagrime! Che raccontar
poss' io?... Le pene mie sa
Iddio!
VITO Nulla per
tornar libera tentaste?
CRISTINA Ah! quando tese
son quelle reti, misera colei che vi s'
impiglia.
(addita il
palazzetto) C è della
gente, là, che, pria,
lusinga, alletta, poi, s'impone e
minaccia, che alle belve
somiglia, che non può
aver pietà!
VITO Ed a qualcuno
avete mai pensato che vi voglia
difendere e salvar, che vi
compianga... che vi sappia
amar?... Ci avete mai
pensato?
CRISTINA Oh! quante
volte — l'ho pur sognato; ma chi può
avere — pietà di me?!
VITO (con calore) Chi vi salvasse
— sapreste amar?
CRISTINA Prima lui, dopo
Iddio!
VITO Ebben, son io!
CRISTINA (fuori di
se) Sei tu?... Sei
tu?!
VITO, Son' io!
CRISTINA Davver?...
sogno non è?
(poi, quasi
cadendo in ginocchio) Ti benedica il
ciel!
VITO Son io! — Nelle
óre tristi in cui la vita
mia sembra finire, qui, nel mio
petto, svegliasi un desìo santo di pace e
di sereno amor. Àllor dei falli
miei sento Y orrore, imploro del
buon Dio l' alta pietà, e spinto sono a
stendere la mano a chi è caduta
in fallo al par di me. Or tu,
Cristina, quella donna sei, tu sei la donna
che giurai salvar : da te, bella
infelice, aspetterò di pace il
sogno, e... forse, un giorno, amor...
CRISTINA Iddio
t'ascolti, o Vito!
VITO Iddio, lo sai,
m' ha udito!
CRISTINA Ah! dunque, in
cielo, presso al Signore giunser gli
spasimi del mio penar; tutte le
lagrime di questo core, alfin là in
alto grazia trovar!
VITO Cristina,
credilo, il cielo è stato che ti ha
voluta salvar con me; ma. già il tuo
pallido viso adorato giorni più
placidi sognar mi fe.
Scena Quinta
(Annetiello,
Marco, coro e precedenti)
ANNETIELLO (uscendo
dalla cantina ancora più brillo, con sorpresa) Oh, bella!...
Anzi, bellissima!...
CORO (con
stupore) Sicuro! — È
Vito! — È là!
ANNETIELLO Al paragon del
vento, ei più veloce va!
CRISTINA
(angosciosamente) Mio Dio!
VITO (sottovoce) Zitta!
CORO (mormorando) Cristina lo
avrà udito e le sue reti
subito ha gittate,
ANNETIELLO (venendo
avanti, ridendo) Ohi, Vito! il
voto tuo di certo in cielo non è arrivato
ancor...
VITO (secco) Ebbene?
ANNETIELLO Che già gli hai
fatto onor!
VITO (fissandolo) Vi é da ridir
qualcosa?
ANNETIELLO
(accostandosi) Io?...
Contentone! E in che
modo!... L'hai scelta bella... e amica... Cristinella,
di', non siamo amici?
(stende la
mano per carezzarle il volto)
VITO
(afferrandogli il braccio) Giù quella
mano!
ANNETIELLO (ridendo) Ah! ah! la
pigli a male!... Tu vedi,
Cristinella?
(stende
ancora la mano)
VITO (dandogli
uno spintone, con violenza) Ma perdio!
CRISTINA (spaventata) Ahimè!
CORO
(frapponendosi) Ma no! — Don
Vito!
ANNETIELLO (cercando
scostare coloro che si frappongono) Ora mi par!...
VITO (altamente) Ti pare, o non
ti pare, questa donna è
con me, dèi rispettarla! La promessa che
ho fatta innanzi a Dio sacra per me
sarà: questa donna
redimere vogl' io, nessun la
insulterà!
CRISTINA (gittandosi
fra le braccia di Vito) Vito, credimi, a me ti manda
il cielo; per te
rinascere mi sento
all'avvenir!
VITO (con
entusiasmo) Con tutta l’
anima farti felice
anelo : ti vo'
redimere, non devi più
soffrir!
ANNETIELLO,
MARCO, CORO Vito la sposa!
— Non mutò pensieri E generoso! —
Un santo egli è davver!
VITO (c.s) Cristina, fida
in me, ti sposerò!
CRISTINA (c.s) Sarò la schiava
tua! ti adorerò!
ATTO
SECONDO
(Interno
della casa di Amalia Di fronte allo spettatore, una
vetrata con
imposte che si chiudono di dentro. Mobili modesti.
Sopra un
comò una statua della Madonna sotto una campana
di vetro.
Davanti, una lampada accesa. Da un lato della
stanza, una tavola.
La vetrata è aperta, e, al levarsi della tela, si
vede passar la
gente sulla via. È ancora giorno)
Scena Prima
(Amalia, poi
Nunzia)
AMALIA (Seduta
presso la porta, intenta a cucire; di tanto in
tanto, però,
protende il capo, e guarda ansiosamente sulla via) Nunzia non
viene! Oh, che vita d'inferno!
(si alza) E sono sempre
qui, dimenticata, senza
speranze...
(depone il
lavoro sulla tavola) Vito, Vito,
eterno martirio mio,
che sorte m' hai serbata!
NUNZIA (entrando) Donn' Amalia, è
permesso?
AMALIA (correndole
incontro) Oh, Nunzia,
vieni: ti aspetto come
il sole!
NUNZIA
. Comandate...
AMALIA Ho bisogno di
te...
(fruga nel
comò e ne cava un pezzo di stoffa) Frattanto,
tieni:
(gliela dà) è un po' di
stoffa.,. Oh, che! tu non l'accetti?
NUNZIA (pigliando) Anzi!... ma
disturbarvi...
AMALIA E proprio
niente.
NUNZIA Allora, grazie.
AMALIA (pigliandole
le mani) Or dimmi,
Nunzia: è vero " che Vito
sposa?
NUNZIA
(imbarazzata) A me... di
certa gente...
AMALIA (con
vivacità) No! non
mentire!
NUNZIA (c. s) Ahimè!... che
dirvi?... è vero: lo sanno,
ormai, le pietre della via.
AMALIA Ebbene, Nunzia,
pria che ciò succeda, voglio, veder
Cristina.
NUNZIA (spaventata) Oh che pazzia!
AMALIA Voglio che
venga qui! voglio che veda e sappia quel
che fa!
NUNZIA Madonna, abbi
pietà!
AMALIA
(esaltandosi) Nunzia, so che
merito d'esser
bruciata viva; so che la gente
mormora, che dell' onor
son priva, che, cieca di
delirio, in un abisso
vo!
(Dalla
strada si odono le voci di Annetieìlo e
di altri, grida e risa)
NUNZIA (spaventata) Tacete!... Udir
si può!
AMALIA
(esaltatissima) Mi preme poco!
Giurami condurla qui!
NUNZIA (spaventata) Vi supplico!
(Dalla
strada, voci e risa più vicine)
AMALIA
(esaltatissima) No! no!
NUNZIA
(afferrandole le mani) Tacete!...
andrò!
(va per
uscire; Annetiello appare sulla porta)
Scena
Seconda
(Annetiello,
i Garzoni e precedenti)
ANNETIELLO (ridendo,
impedisce a Nunzia di uscire) Prego, di
qua!... Prego di là!...
NUNZIA
(spingendolo) Sempre lo
stesso!
(esce)
GARZONI (di fuori) Ah, ah! Ah, ah!
ANNETIELLO (agli amici) Avanti!
entrate! non è clausura! padroni siate di queste mura!
(poi,
vedendo il cipiglio d' Amalia) Mia moglie è
qua... Se or non
sorride, sorriderà!
GARZONI (entrando) Donn' Amalia,
saluti! Per farvi festa
siam qui venuti.
ANNETIELLO Vogliono a te
brindar, se li farai trincar.
AMALIA (irritata) Brindar?
trincar?... Ma è questa una
cantina?
ANNETIELLO Che! la casa è
mia!
AMALIA (c. s) È tua?
ANNETIELLO (ironico) Carina!
GARZONI (sottovoce) S' imbroglia il
tempo... — Vogliamo
andar?
(Amalia
volta le spalle per andarsene)
ANNETIELLO E il vino?
AMALIA (senza
voltarsi) Aspettalo!
ANNETIELLO Ten vai?... Sei
proprio...
(si batte
sulla bocca)
AMALIA Non mi seccar!
(esce dalla
quinta a sinistra)
GARZONI (ridendo) Guarda:
Annetiello perso ha il cervello!
ANNETIELLO L'ho perso? Io
no! Il vino subito
vi troverò.
(si mette a
frugare per la stanza) È qua!
(non lo
trova)
GARZONI. Ah, ah!
ANNETIELLO È là!
(non lo
trova)
GARZONI. Ah, ah!
ANNETIELLO (levando un
fiasco) Eccolo alfìn!
GARZONI. Davvero, è il
vin!
ANNETIELLO (versa da
bere a tutti, poi, venendo avanti) Le mogli, in
genere, son
capricciose, piene di
smorfie, di punte
ascose; ma poi, se il
coniuge sa quel che fa, di lor s'
infischia, più allegro
sta. Come rubin già brilla il
vin; bevete, ohè! squisito, egli
è! Peggior d'
Amalia, questo
fiascaccio, faceva il
burbero e l'avaraccio. Rivolte
inutili! il fiasco è
qua, mentre mia
moglie sbuffa di là! Come rubin già brilla il
vin; bevete, ohè! squisito, egli
è!
AMALIA (uscendo
furiosamente dalla stanza) Ma che diventa
questa casa mia?! Uscite tutti! E
tu, vagabondacelo!
GARZONI. Donn' Amalia! —
Pazienza! — Andiamo via!
ANNETIELLO Bada ai
termini, Amalia, o ch'io ti faccio...
AMALIA Che fai? Di su! che fai?!
GARZONI (trattenendo
Annetiello) Zitto, Annetiè! Andiamo,
andiamo!
ANNETIELLO (mentre i
garzoni lo conducono fuori) Si, meglio è
per te!
(escono)
AMALIA (rimasta
sola, si lascia cadere su di una sedia, accanto alla
tavola, e scoppia in singhiozzi) Madonna,
Madonna, non mi fare impazzire! Questo è tale
un castigo che non si può soffrire!
Scena Terza
(Amalia,
Nunzia e Cristina)
NUNZIA (entrando
frettolosa) Donn' Amalia!
(la scuote) Che cosa v' è
accaduto?
AMALIA Son disperata!
NUNZIA Andiamo, su,
levatevi: Cristina è qui!
AMALIA (scattando
in piedi) Oh che mi avrà
veduta?
NUNZIA E fuori ancor.
AMALIA Va! ch'entri
or' or!
(Nunzia va
alla porta e fa un segno; Cristina
appare sulla soglia e vi si ferma) bella giovane,
entrate pure... senza paure...
CRISTINA (fredda,
avanzandosi) Paure? e di che
mai?... Mi comandate.
AMALIA Io prego.
CRISTINA Ebbene?
AMALIA Ebbene...
franca siate: sarebbe ver che
voi fate all'amore con un
giovane... con Vito il tintore?
CRISTINA E vero.
AMALIA E ch'egli, poi,
vi vuol sposare?
CRISTINA Ma... a quel
che pare.
AMALIA (dopo averla
fissata a lungo) Sta bene!...
Eppure, a me, sembra che un sogno il
vostro sia... che presto
svanirà.
CRISTINA
(freddissima) E perchè?
AMALIA (punta al
vivo) Perchè sì!...
Sentite, bella giovane: vi son
cose che s'intendono senza tante
parole.
CRISTINA (c. s) Io sono quella
che non intende.
AMALIA (perdendo la
calma) Ah, ah!
NUNZIA (insinuante,
a Cristina) Ma... che si
spieghi
AMALIA
(padroneggiandosi) Scusatemi,
ascoltate: io spiegherommi or or... Nunzia, taci,
son calma...
(poi a
Cristina) Vedete: nel mio
cor ho l'agonia, la
morte... Da voi non chiedo, imploro che mi lasciate
Vito... Di niente più
mi accoro al mondo: ho perso tutto! pace, speranza,
onore!... vivo soltanto,
brucio, muoio di quest' amore!
CRISTINA Ma quest' amore
è l'unica... l'ultima mia
speranza: vi potrò dare
l’ anima, la vita che mi avanza ; ma... l' aria
aperta... libera, alfin, respiro
anch' io, io m' abbandono
in braccio al caro sogno mio!... E voi, che
avete sposo, casa, famiglia, onor, me lo
volete togliere, inabissarmi
ancor?
AMALIA
(padroneggiandosi a stento) Volete uscire,
e sia, da questa vita
orribile, sottrarvi al
disonor... io vendèrommi
l'anima e ne sarete
fuor. Danaro? Ebben,
dall'orbita gli occhi mi
strapperò!... Lo volete? Io
lo fo!
CRISTINA (sdegnosa) Io voglio Vito!
AMALIA (scattando) Nunzia,
l'udite?
NUNZIA (a Cristina) Bella mia!
(poi ad
Amalia) Per carità,
calmatevi!
AMALIA (strofinando
le mani) Ah! non volete
intendere? Sarò più chiara
ancor! Parlo, e le
mani tremano ; parlo, e, qui,
dentro al cor, ruggisce un
fiero turbine... Volete che lo dica? Giammai potrà
succedere quel che sognate! – Amica vi parlo! È certo,
d'uomini ne troverete tanti : potete amare,
scegliere, sposarli tutti
quanti; ma non pensate
a Vito , se volete un
marito!
CRISTINA (risoluta) Io voglio Vito
Amante!
(Amalia,
dando un grido di rabbia, si slancia ed afferra
un coltello che è sulla tavola)
NUNZIA (spaventata) Santa Vergine!
CRISTINA
(freddissima) Meglio è che me
ne vada... Buona sera!
(fa per
uscire)
AMALIA (sbarrandole
il passo, convulsa) Voi non uscite!
NUNZIA
(frapponendosi) Amalia!
(a Cristina) Un poco di
maniera!...
CRISTINA
(svincolandosi da Nunzia) Orsù -,
finiamola! Io vengo qua, dell' oro m'
offresi ; mi si rifa l’ onore... gli
occhi volete dar... ma il vero
dite, o per celiar? Ah! non sapete
che della vita conobbi solo
l’onta, l'orrore, che sono
stanca, annichilita, che nel mio
petto sanguina il core... Io voglio
vivere! — Hai tu capito? io voglio Vito!
AMALIA (scoppiando) No! non lo
sposerai! Femmina infame, gli occhi ti
strapperò!
NUNZIA (tenendole
lontane) Per carità!
CRISTINA
(contenendosi, fredda) Mi pare che ora
ve ne abusiate...
NUNZIA Mio Dio!
AMALIA
– (furibonda,
a Cristina) Esci!
NUNZIA
(supplichevole, spingendo Cristina verso la porta) Cristina..
andate... andate via!...
CRISTINA (voltandosi,
mentre Nunzia la spinge, ad Amalia) E tutto quello che avete
detto, mi ricorderò, sapete!... e ne
darete conto.
NUNZIA (disperata) Ohimè!
AMALIA (furibonda,
a Cristina) Esci!... Esci!
CRISTINA (mettendo lo
scialle) Va bene!...
che, per ora, ho torto io e
voi ragione avete...
(poi, nel
fuscire) Nunzia, la
buona sera.
(esce
lentamente)
AMALIA (cadendo a
sedere) Gesù! che sorte
nera! Dio, che fare?
NUNZIA Signore
benedetto!
(Di fuori
lampeggia spesso)
AMALIA
(lamentosamente) A che pensare?
NUNZIA
(sollevandola) Voi fate male a
struggervi così: calma ci
vuol... venitevene qui.
(Accompagna
Amalia verso la porta a sinistra. Il
tuono rumoreggia lontano) Anche il tempo
minaccia. Vado via!
(lascia
Amalia e torna) Madonna, che
vita è questa mia!
(Mette lo
scialle sul capo, piglia la stoffa ed
esce rapidamente)
Scena Quarta
(Vito, poi
Amalia)
VITO (Entra con
passo risoluto. Guarda intorno. Non vede nessuno. Si ferma,
torna indietro e chiude a chiave la vetrata) Non c'è! — Le manca adesso
il core di affrontarmi... mentre a
insultar sempre è corriva e pronta!...
(pausa) Pure, torto non
ha: mi ha tanto
amato... tanto!
(altra
pausa) Infelice!... E
non sa che, anch'io, più vile, a non la posso
scordar!
(guarda
intorno) Quanti ricordi,
qui... Come il core mi
batte!
(poi,
tornando in sè stesso, alla realtà dei fatti) Oh! ma che
dico?! Al voto io non debbo
mancare!
(va con
passo deciso verso la stanza a sinistra) Amalia! Amalia!
AMALIA (uscendo) Ah! che!... Sei
tu?
VITO (accigliato) Mi vedi!. Da te venne
Cristina?
AMALIA Ah!... Sì!
VITO Ti prego di
lasciarmela in pace!
AMALIA (drizzando
il capo) In pace?
(poi,
umilmente) Siedi.
VITO
(bruscamente) Non vo' sedere.
AMALIA Ebbene... non
ti nego che sono stata
acerba anche con lei... Quanto a perder
la pace, io dir non so chi di noi l'ha
perduta — Ah! volgi gli
occhi, vedi a che son
ridotta! Io più non ho
sonno e riposo! io piango
giorno e sera... piango per te,
mio Vito!
VITO (resistendo
all'emozione) E vano, cessa! non vo' saper
di ciò!... La mia
preghiera è di lasciar Cristina. E pensa eh'
essa sarà mia moglie.
AMALIA Ah! così parli,
Vito? Del core che ne
hai fatto?
VITO Ormai, finito
tutto è fra noi. Ho fatto un
voto...
AMALIA
(interrompendolo) Una pazzia!
VITO (deciso) Che manterrò!
AMALIA Un voto?... E a me — tu lo
dimentichi — quanti ne hai
fatti a me? Come?... hai
scordati i fervidi giuri profferti
al pie di quella bella
Vergine?
VITO Basta, non
ricordare: troppo ho
sofferto allor! Di rimembranze
amare ormai stanco è
il mio cor!
AMALIA Dunque, l'amor,
le smanie, tutto è finito
in te?
VITO Ma tu ben sai
qual vincolo strinsi dinanzi
a Dio. Che posso
far?... Sacrilego pur diventar
degg' io?
AMALIA Libera ancora
meno di te ero in quel
giorno, che, della fè, del ciel
dimentica, gittai l'onore e sul tuo petto
svenni d'amore!
(gli afferra
le mani, lo scuote)
VITO
(svincolandosi) Ah! taci, taci!
no! non mi guardare, chè quegli
occhi mi fanno delirare!
(Amalia lo
tira a sè) Per
compassione, lasciami! il core mio non
può...
(il tuono
rumoreggia, piove)
AMALIA No , che non è
possibile! Anche al tuo
cor, lo so, tormento è la
frenetica febbre che mi
bruciò... Io t' amo
tanto!
(gli getta
le braccia al collo)
VITO Amalia!
AMALIA (esaltata) Le tue carezze
io vo'! Un bacio
solo!... l'ultimo!
VITO (resistendo
appena) Ahimè! chi può
resistere!... un demone sei
tu. hanno i tuoi
baci un fascino che non si
scorda più!
CRISTINA (da fuori,
al bagliore dei lampi) Vito! Vito!
AMALIA (fuori di
sè) gioia.
VITO Amalia, vieni a
me!
AMALIA (aprendogli
le braccia) Son tua!
VITO
(stringendola, frenetico) Tutto per te!
ATTO TERZO
(La stessa
decorazione del primo atto. Alcune
tavole e scranne son fuori la cantina parata a
festa. È in sull'ave-maria)
Scena Prima
(Vito, coro
d'uomini, e poi di donne, popolani e popolane.
Vito e uomini, seduti attorno alla tavola, bevono e
giocano alla mora)
UOMINI (giocando e
bevendo) — Quattro —
Sette — Cinque — Tre — — Sette — Nove
— Cinque — C'è!
VITO (alzandosi) Canzon da amor
— che l’ ala d'
or bagni nel vin salendo a voi, va porta a lei la voce del mio
cor, va picchia al
suo balcon, falla svegliar. Canzon da amor
— dall' ala d'
or!
(Entrano le
donne)
DONNE Chi a
Piedigrotta vuole andare, siamo qua; noi ben sapremo
innamorare chi vi andrà; cantar vogliam,
vogliam danzar... sospirar. Sì, tutti
insiem cantar dovrem!
TUTTI. Canzon d'amor — che l'ala d'or,
ecc., ecc.
(Finito il
coro, Vito si allontana. Alcune donne
sui tamburelli attaccano un tempo di tarantella;
altre la eseguono)
Tarantela
(Ballet) (Alla fine
della tarantella, da lontano, si odono suoni e
canti, che rapidamente si avvicinano) Oh! la canzone
nuova! Evviva! Evviva! E Annetiello
che arriva!
(tutti
guardano a destra)
Scena
Seconda . (Annetiello,
uomini, donne, ragazzi e precedenti. La comitiva,
che va a
Piedigrotta, preceduta da Annetiello, entra. Gli
uomini
portano fiori e penne sui cappelli e, in punta alle
pertiche, lampioncini
di varii colori. I ragazzi sono muniti di tutti
gl’istrumenti caratteristici delle feste popolari
napoletane)
CORO La canzone! —
La canzone!
(I suonatori
preludiano) Bravi! —
Benone!
ANNETIELLO (facendosi
avanti, circondato dal Coro e dai ragazzi) Ce sta ce sta nu mutto
ca dice accussì: e' c’o bevere e
'o mangia è c’o meglio ca
ce sta! Chi sa taverna
a l' ato munno si nce n' è, si ce vedimmo
là amice mieie, chi sa... chi sa! Ma si l’uoglio
pe mo dura a la
lucerna scurdammecille,
amice, 'e guaie nnanz'
'a taverna!...
CORO Ma si l’uoglio
pe mo dura a la
lucerna, scurdateville,
amice 'e guaie y pe
mo!
(La
comitiva, cantando, sfila ed esce dalla quinta a
sinistra, seguita dal
'Coro e dai ragazzi. Vito resta e, con un bastone
uncinato, è
intento a spiccare le stoffe sciorinate sulla porta)
Scena Terza
(Cristina e
Vito)
CRISTINA (scende dal
vicolo, lo scialle sul braccio, disfatta,
lentamente; poi
scorgendo Vito, gli si accosta e, mettendogli le
mani sulle spalle) Buona sera.
VITO (voltandosi,
freddamente) Che c'è?
CRISTINA Niente...
VITO Cos' hai?
CRISTINA Ti cerco da
staman.
VITO Perchè?
CRISTINA Noi sai?...
VITO (seccato) E che ne so!
CRISTINA
(timidamente) Prendo una
sedia?
VITO
(bruscamente) Prendila.
CRISTINA (entra nella
tintoria e n' esce con una sedia che colloca accanto alla
porta; poi con voce insinuante) Vito, m'
ascolta... Io ti voleva dire che, al fin,
ebbi le carte. — Oh! quanti
stenti, quanti sgarbi e
che pene!... Il commissario...
(Vito,
rigirandosi lentamente, la fìssa) volle saper di
te... del padre tuo... e s' era
vivo o morto.
VITO (accigliato) Il commissario?
E come c' entra lui?
CRISTINA
(meravigliata) E non lo sai? —
Ma è questo il mestier suo.
(nasconde il
volto fra le mani e lascia scorrere giù per la
faccia le palme, con un profondo sospiro) Dio mio! Questa
è la legge! Alle infelici mie pari,
ahimè! tocca passar di là.
VITO (sbuffando) Ah, che sorte!
Pur questa ci voleva!
CRISTINA (alzandosi,
con profonda tristezza) Ma è mia,
dimmi, la colpa?... Abbi pietà...
VITO (smaniando) Anche gli
sbirri? E questo mi mancava!...
CRISTINA
(supplichevole) Vito!
VITO (sempre più
irritato) Giusto!
giustissimo!... Ah! non l'avea
capita!... Si può fare una
storia di tutta la mia
vita!
CRISTINA (a mani
giunte) E della mia?...
ma pensaci: altro! se si
può far...
VITO
(irritatissimo, allontanandosi) Una storia!...
una storia!
CRISTINA (c. s) Or dove vai?
VITO Men vo!
CRISTINA (seguendolo,
con dolcezza) Ed io?... Vito?
VITO Tu vattene! Qui
tu non puoi restar: ho ben altro da
far!
(continua a
spiccare i panni)
CRISTINA (avvilita,
si addossa a uno stipite della porta, mormorando,
le braccia penzoloni, gli occhi bassi) Vorrei saper se
voi certo m' amate, o se l’ amore
vostro non ho più...
VITO (girando il
capo) Oh! che
borbotti?
CRISTINA (senza levar
gli occhi) Io canto.
VITO (con feroce
ironia) Così cantan
lassù
(accenna al
palazzetto)
CRISTINA (scoppia in
singhiozzi disperati e coprendosi il volto con
le mani, si
appoggia al muro. Poi, singhiozzando sempre) Puoi
disprezzarmi tanto? Vito, che cuore
hai tu?!
VITO (quasi
commosso) Senti,
Cristina: lasciami parlare aperto e schietto: ti
voglio bene, m'agita per te l'antico
affetto; ma ho qui certe
catene che infrangere
non so... Sii buona... a
tante pene un dì riparerò!
CRISTINA
(singhiozzando) Lo so... quando
mi vedi, senti pietà di
me; ma al fascino
tu cedi di lei che ti
perde. Soffro, mi
struggo, spasimo, lotto per farmi
amar; ma quella serpe
avvinceti... è vano ormai
sperar!
Scena Quarta
(Amalia e i
precedenti)
AMALIA (dalla
sinistra, in fretta, vestita sfarzosamente) Vito, Vito!
VITO (interdetto) Amalia!
CRISTINA (spaventata) Essa è!
AMALIA (vedendo
Cristina) Oh!... Bella
giovane, che fate qua?
CRISTINA (ad occhi
bassi, fiocamente) Niente...
AMALIA (fissando
Vito in faccia) Davvero?
VITO (confuso) Venne da sè...
di qua passava...
CRISTINA (fiocamente) Dio mio, pietà!
AMALIA (a Cristina) E chi
aspettate?
CRISTINA (fiocamente) Nessuno.
AMALIA (a Vito) Allora sbrigati,
Vito... la vettura è là.
(Vito chiude
la porta. Quindi Amalia, cacciando il braccio
sotto al braccio di Vito, e quasi trascinandolo) Lascia quei
cenci... va!
(escono
dalla sinistra)
Scena Quinta
(Cristina
sola. Poi, di dentro, Vito, Amalia,
Annetiello, Marco, coro)
CRISTINA (dopo una
lunga pausa, immobile, addossata alla tintoria) Lascia quei
cenci... va!... Così gli ha
detto!...
(si piega,
raccatta lo scialle, che è caduto a terra,
poi, con un profondo sospiro) E andiamo!
(Lentamente,
scende al proscenio. Davanti al Crocefisso s' arresta
commossa. La sua voce è piena di lagrime) Redentore mio,
se la mia voce sino a te
giunge, a testimon ti chiamo! Tu sai quanto
ho sofferto, e se all'atroce destino mio
strapparmi avea giurato... Non l'hai
voluto!... E sai la vita mia, e sai quanto a
salvarmi ho spasimato... Ma non lo vuoi
— no! no! — E così sia!
(Le braccia
le cadono lungo i fianchi. Ella piega i ginocchi e
rimane
impietrita, cogli occhi velati di lagrime e rivolti
al Crocefisso.
D'un subito, scoppiano voci interne e risate. La
frusta schiocca. Le
voci di Vito, Amalia, Annetiello, Don Marco cantano
a suon di
chitarra, mandolini e putipù)
VITO,
AMALIA, ANNETIELLO, DON MARCO Ce sta ce sta un mutto
ca dice aceussì, ecc., ecc.
(Cristina,
come colpita al cuore da quei suoni, da quelle voci,
si alza
tremante e, non potendo più parlare, fa segno con le
mani,
quasi volesse dire: « Gesù, li udite? » Il canto
continua)
CRISTINA,
(barcollante, si appoggia almurello della croce,
poi, con uno scatto
improvviso, si drizza, grida con profondo disprezzo) « Infami!
Vili!... Ah!!»
(Correndo
alla porta del palazzetto, vi picchia forte. Si vede
la luce di un
fioco lume dentro il cortile; e, mentre dal vicolo
arrivano il
rumore dei campanelli e della frusta e il canto a
distesa, la porta si
apre e Cristina stramazza sui gradini priva di
sensi)

|
ACTO
PRIMERO
(Nápoles hacia 1810. Una
pequeña plaza en Porto
Basso. De
frente a los espectadores la
tintorería de Vito Amante,
paños de
diversos colores cuelgan de
las jambas y costados de los
dinteles de
puertas y ventanas. El fondo
del local está oscuro; una
pequeña
lamparita brilla en la
oscuridad ante una imagen
religiosa. Sobre la
puerta una cornamenta de
ciervo. La fachada de la
tintorería está
cubierta de ventanas. Otros
balcones a la derecha bajo
los cuales hay una
taberna y, más adelante, la
barbería de “D. Marcos”. Al
fondo,
también a la derecha, una
antigua fuente de mármol,
tras la cual se abre
un largo callejón. A la
izquierda y al fondo, un
Cristo Crucificado, bajo
una cúpula cubierta de
estrellas doradas. La cruz
se eleva sobre una
base revestida de ladrillos.
Alrededor del crucifijo
cuelgan
ofrendas de toda clase:
fotos, muletas, armas. Unas
lámparas arden ante
la cruz. Más adelante, un
prostíbulo pequeño y sucio)
Escena Primera
(Coro de ambos sexos, Nunzia
y Marco) CORO
(gesticulando y mirando
hacia el
local de Vito, donde algo ha
pasado) ¡Dios
mío! - ¡Dios mío! - ¡Ese
pobre muchachito! ¿Quién? - ¡Vito el
tintorero! - ¡Oh, pobrecito!
NUNZIA
(saliendo del negocio de
Vito) ¡Abrid
paso! ¡Marcharos! Dejadlo
solo... CORO
(rodeándola) ¿Y qué
le pasa?
NUNZIA
(haciendo gestos de que Vito
lanzó un
flujo de sangre por la boca) Es del
pecho... ¡Qué
enfermedad tan atroz!... CORO ¿Otra
vez?
MARCO
(sacudiendo la cabeza) ¡El
Señor lo está castigando!
MUJERES ¡Virgen
del Carmen, vela
por él, y si ha
pecado no lo abandones! ¡Oh,
buen Jesús, ten piedad!
MARCO
(llamando a los hombres, en
voz baja) ¿Sabéis
la historia de la
ostra y la roca? ¡Aquí,
Doña Amalia es la ostra, la roca
es ese que está allí!
HOMBRES (en
voz baja) ¡Ja,
ja! ¡ja, ja! ¡ja, ja!
MARCO (del
mismo modo) No
quiero profetizar, pero la
ostra a la roca dentro
de poco se la tragará.
HOMBRES
(igual que antes) Tu
fábula de la ostra y la roca es
bastante graciosa. Aquí,
Doña Amalia, es la ostra, el
escollo es ese que está
allí... ¡Sí,
puedes profetizar que la
ostra al escollo dentro
de poco se lo tragará!
MUJERES Virgen
del Carmen, etc., etc.
NUNZIA
(volviendo a entrar, a la
multitud)
¡Silencio! ¡Marcharos! Será
mejor para todos. CORO
(mirando a la casa de Vito)
¡Mirad!... ¡Se levanta! - ¡Y
lo traen hacia aquí! ¡Qué
cara trae!... ¡Ay!...
NUNZIA
(empujando a la multitud)
¡Alejaros!... ¡Marcharos!...
¡Así!
Escena Segunda
(Vito y los anteriores,
luego, Amalia Se abre la
multitud.
Aparece Vito, pálido, con un
pañuelo sobre la boca. Los
muchachos de la tintorería
lo rodean y lo sostienen)
NUNZIA ¡Dadle
una silla! ¡Rápido!
MARCO
(acercando una silla) ¡Aquí
está!
(volviéndose hacia la
multitud) ¡Da
miedo!
(Vito se sienta) CORO (a
parte) ¡Dios
mío! (a
Vito) ¿Cómo
estás? VITO
(esforzándose por sonreír,
lentamente) Ya pasó
todo...
Gracias... Es un
mal pasajero... Ya
estoy mucho mejor... de
verdad Ya
casi.. no sufro nada. (Se
levanta, da unos pasos pero
se tambalea. Lleva el
pañuelo a la
boca, luego se echa a
llorar. Los muchachos lo
hacen sentar) CORO (a
su alrededor) ¿Que te
pasa? - ¿Lloras?
MARCO ¡Lo he
dicho! CORO ¡Qué
desgraciado es! ¿Qué
tienes?
¿Sufres? ¡Vamos,
no tengas miedo!
¡Coraje! VITO
(alejando a los muchachos) Por
favor... ¡alejaros!...
Necesito tomar aire... Mi
pobre pecho esta
destrozado... sofocado...
afligido, oprimido...
(deja caer la cabeza entre
las manos) ¡Solo
espero morirme!
MUJERES ¡Madre
del Carmen, ten piedad de
él! VITO
(secándose los ojos y la
boca) ¡Y no
sé a quién acudir! ¡No
sé!... ¡Estoy agotado!...
NUNZIA ¡Hijo
mío! CORO ¡Cuánta
aflicción! ¡Ay!
MARCO (en
voz baja) ¡Dios
lo ha castigado!
NUNZIA
(señalando el crucifijo) ¿Y
acaso le rogaste al buen
Jesús? CORO ¡Ah,
sí, Vito! - ¡Ruégale! - ¡Es
muy misericordioso! VITO ¡No!
¡No soy digno! CORO ¡Él te
escuchará!
NUNZIA Si le
haces una promesa, sin duda
Él la aceptará. VITO (se
levanta conmovido y cae de
rodillas. Las mujeres
lo
imitan. Los hombres se
quitan el cubrecabezas) ¡Jesús
mío del amor, que sobre la
cruz te
inmolaste para salvar a los
pecadores, sé el
redentor de mi alma, ten
piedad de mí, de mi
sufrimiento, haz que
me cure, Señor, cúrame, mitiga
el horror que me causan mis
males! ¡Tú que
ves el martirio de mi
corazón, Tú que
sabes que mi esperanza solo
reposa en Ti, no me
dejes, ten compasión de
mí!... Y te
hago una promesa:
¡desposaré a una mujer
perdida
arrancándola del pecado!
AMALIA (que
entró cuando Vito hizo la
promesa) ¿Qué ha
dicho? ¡Se ha vuelto loco! VITO
(fervientemente) ¡Y si
llego a mentirte, Dios
mío, déjame morir!... CORO
¡Escucha, oh Señor, la
oración, el
grito de un corazón
miserable; al
pobre afligido que confía en
Ti
concédele tu gracia, oh
Señor!
(Todos se agolpan alrededor
de Vito, lo levantan, le
estrechan la
mano y lo besan Marco va a
sentarse sobre los escalones
de su
barbería. Los muchachos,
después de hacer sentar a
Vito,
vuelven a entrar en la
tintorería)
AMALIA
(llena de despecho, se
planta frente Vito) ¿Qué
promesa hiciste? VITO
(Volviendo la cabeza a un
lado)
¡Déjame!
AMALIA
(agitada e insistentemente) ¿Qué
promesa? VITO
(levantándose) ¡Bien
lo oíste!... ¡Vete! ¡Déjame
en paz!
(entra en su tintorería)
AMALIA
(mueve la cabeza casi con
compasión) ¡No sé
si está loco... o es un
canalla!
(Luego, acercándose
rápidamente a la puerta) ¡Bravo!
¡Qué buena la has hecho!
(luego, mostrando el puño
cerrado) ¡Ya te
volveré a ver!
(sale presurosa)
MARCO
(quién desde su asiento ha
seguido la escena, dice en
voz baja)
¡Mujercitas queridas,
guardaros del viento y del
amor: el uno
y el otro no hacen más que
cambiar! VITO
(apoyándose contra la
puerta, con tristeza) Bendito
seas, Marco mío... ¡siempre
de buen humor!... ¡Tú
cantas, mientras yo
sufro!...
MARCO ¡Vamos,
coraje, todo pasa!... Y sobre
todo, piensa en tu salud. VITO ¡Tienes
razón!... Me voy.
(intenta regresar a su casa)
MARCO ¡Vete,
alégrate!
(Cuando Vito ya ha entrado
en la casa) ¡Se
ponen a bailar y luego se
quejan de que
tienen dolor de piernas! ¡Ah, la
juventud, la juventud!
Escena Tercera (En
el exterior se oye un
bullicio. De las casas salen
hombres y
mujeres; Otros llegan desde
el callejón y la cantina.
Annetiello, un
poco bebido, seguido de
hombres y muchachos)
ANNETIELLO
(viendo a Marcos) ¡Aquí
está quien puede decirnos la
verdad! Don
Marco, ¿cuál es la gran
promesa que ha
hecho Vito públicamente?
MARCO (sin
moverse) ¿Cuál?
La de casarse.
ANNETIELLO (con
malicia) ¿Y con
quién quiere casarse?
MARCO Con
quien más le guste.
ANNETIELLO
(llevándolo aparte, con
malicia) Ven
aquí... Me han dicho que
juró... que
debajo de los arcos nunca
más pasaría.
MARCO
(sorprendido, mirándolo) Pero...
¿si pasara alguien que yo
conozco?...
ANNETIELLO
(ensombreciendo su rostro)
¿Compadre, que quiere decir?
MARCO, Nada
malo.
ANNETIELLO
(mirándolo de los pies a la
cabeza) ¡Ah!
¡Bien!... ¡Mejor
así! (le
da la espalda)
MARCO
(riéndose) ¡Ah!...
¡Qué te parece!... LOS
MUCHACHOS
(saliendo de la tintorería)
¡Annetiello, buen día!
ANNETIELLO
(saludando con un amplio
gesto) ¡Buenos
días, amigos!
MUCHACHOS ¿Ahora
llegas? ¿Qué
traes de nuevo?
ANNETIELLO ¡Que
estoy bien y he hecho un
buen almuerzo! ¡Que el
barrio de Posillipo es algo
digno de contemplar, muy
verde y con el mar delante! CORO
(rodeándolo)
¡Silencio, que hoy
Annetiello está
realmente romántico!
ANNETIELLO ¡Y qué,
dentro de pocas noches, los que
son ricos y los que no lo
son, a la
fiesta de Piedigrotta irán! CORO ¡A
Piedigrotta iremos: y a
quién mejor cante, y a
quien mejor baile
celebraremos!
ANNETIELLO Todo
está listo y en orden, todo
está ya dispuesto: los
coches y los caballos, los
finos arneses, las
largas plumas de gallos que
adornan los sombreros... ¡A las
lánguidas muchachas les
guiñaremos un ojo! Quiero
olvidar – todo dolor, me
quiero entregar a la
alegría. Quiero
disfrutar ‑ de cada hora; ¡Quiero
reír!... ¡Reír y cantar! CORO Debemos
olvidar - todo dolor.
Queremos reencontrar la
alegría. Debemos
disfrutar - todo el tiempo.
¡Queremos reír... reír y
cantar!
ANNETIELLO
(señalando a la cantina) Y
ahora, a lo del tío Tore, ¡quien
me aprecie, que me acompañe! (Se
dirige a la cantina y le da
la mano al cantinero) ¡Tore,
buen día! LOS
MUCHACHOS
(siguiéndolo) ¡Buenos
días! – ¡Aquí estamos!
(entran al local. La
multitud se dispersa)
MARCO
(solo, sentado en el
escalón) ¡Miren
el mundo!
(señalando a Vito) Ese
paga sus locuras;
(luego, refiriéndose a los
bebedores) ¡éstos
las hacen, y un
día también las pagarán!
Escena Cuarta
MARCO (al
ver a Vito que regresa) ¡Don
Vito! VITO (cae
sentado a la derecha de su
negocio) ¡En
casa se me oprimen el
corazón!...
MARCO Es
mejor estar al aire libre. VITO Y
luego... este cerebro que
galopa, que
gira como un molino.
MARCO Sobre
el pasado se debe colocar
una piedra. VITO ¡Ah,
sí! Voy a hacerle la cruz y no
pensaré más en él.
(Una
mano de mujer, por la
ventana de la casa vecina
el
lupanar, lanza una rosa. La
flor cae a los pies de Vito) ¿Qué es
eso?
MARCO No le
des importancia. VITO
(Recogiendo la flor) ¡Ah,
Mira, una rosa! ¿Quién
la arrojó?
MARCO ¡Déjame
en paz, no sé! VITO ¿Cayó
de esa casa? ¿No es verdad?
MARCO
(molesto, se levanta) No le
prestes atención.
(entra en su negocio
cantando)
Mujercitas queridas…, etc.
etc.
(Vito, pensativo, se queda
contemplando la rosa.
Cristina sale
del lupanar con una botella
en la mano y se dirige
hacia la fuente. Vito la
sigue con la mirada y juega
con la
rosa. Cristina llena la
botella y vuelve) VITO
(amablemente) Si se
puede saber... discúlpame...
(Cristina se detiene) ¿Fuiste
tú la que?...
CRISTINA ¿Qué? VITO ¿Esta
flor, tú me la arrojaste?
CRISTINA (sin
mirarlo) Yo...
si señor... VITO
(levantándose) ¿Me das
un sorbo de agua?
CRISTINA
(señalando la botella)
Bueno... si usted gusta... VITO
(Bebe, le devuelve la
botella e intenta secarse la
boca con la mano. Cristina le ofrece su
delantal. Vito limpia
la boca
con el delantal y la observa
sonriendo)
¡Gracias!... Y lo
digo también por esta flor.
CRISTINA
(tratando de liberar el
extremo del delantal) ¡Buenas
tardes! VITO
(insinuante) ¡Espera
un momento!...
CRISTINA
(liberando el delantal) Pero
permítame que me vaya, no me
puedo quedar aquí. VITO
(sonriéndole dulcemente) Conmigo
estás segura,
deshecha todo temor.
(pausa)
¿Quieres decirme tu nombre?
CRISTINA
(jugando con el delantal) Mi
nombre es Cristina VITO ¿Y el
otro?
CRISTINA
(fingiendo no entender) ¿Cómo? VITO Digo...
tu apellido.
(Cristina sufre un shock,
como si sintiera una puntada
en el
pecho, mira hacia abajo e
intenta marcharse. Vito,
conmovido, se
le aproxima y la retiene
dulcemente. Después, la toma
de la mano
y dice con voz insinuante) ¿Y si
yo, ahora te dijese que tu
cara tiene encanto... que
eres muy hermosa?
CRISTINA Lo
fui... Ya no soy la que
fui... VITO Te lo
juro, Cristina, ¡siempre
fuiste muy hermosa!
CRISTINA
(sacudiendo la cabeza) ¡Oh,
no! VITO
(después de una pausa) Pues
bien, me gustaría saber toda
tu historia.
CRISTINA (con
acento angustiado) ¿Mi
historia?... ¡La
misma de todas: miseria,
engaños y lágrimas! ¿Qué
puedo contarle?... ¡Mis
penurias sólo Dios las
conoce! VITO ¿No
intentaste nada para lograr
ser libre?
CRISTINA ¡Ah!
Cuando las redes se echan ¡pobre
de quien se enrede en ellas!
(señalando el lupanar) Ahí
acaban las mujeres que
primero son
atraídas con promesas
aduladoras, y
luego, tras recibir
amenazas, son
tratadas sin piedad, al
igual que las bestias. VITO ¿Y
nunca has pensado en alguien que
quiera defenderte y
salvarte, que se
compadezca de ti... que te
sepa amar?... ¿Alguna
vez lo pensaste?
CRISTINA ¡Oh,
muchas veces! - Incluso lo
soñé; Pero
¿quién se apiadaría de mí? VITO (con
pasión) Si
alguien te salvara –
¿sabrías amarlo?
CRISTINA ¡Antes
a él y después a Dios! VITO ¡Pues
bien, yo soy ése que buscas!
CRISTINA
(fuera de sí) ¿Eres
tú?... ¿Eres tú? VITO, ¡Sí, yo
soy!
CRISTINA ¿De
verdad?... ¿No es un sueño?
(luego, casi cayendo de
rodillas) ¡Que el
cielo te bendiga! VITO ¡Sí,
yo! - En las horas tristes en que
mi vida parece llegar a su
fin, aquí,
en mi pecho, se despierta un
santo deseo de paz
y sereno amor. Ahora
que siento el horror de mis
pecados, imploro
del buen Dios su gran
piedad, y corro
a extender la mano a quien
ha caído en el error igual
que yo. Ahora
bien, Cristina, esa mujer
eres tú, eres la
mujer que yo juré salvar. De ti
espero lograr, bella
desdichada, el
sueño de la paz, y... tal
vez, un día, el amor...
CRISTINA ¡Que
Dios te escuche, Vito! VITO ¡Dios,
ya lo sabes, me ha
escuchado!
CRISTINA ¡Ah, al
cielo, junto al Señor, han
llegado las angustias de mis
pesares y todas
las lágrimas de mi corazón.
Finalmente allá, en lo alto,
han encontrado consuelo. VITO
Cristina, créelo, ha sido el
cielo el que
desea que te salves junto a
mí; y ya tu
pálido rostro me hace soñar
con
días más placenteros.
Escena Quinta
(Annetiello, Marco, el coro
y los anteriores)
ANNETIELLO
(saliendo de la cantina más
borracho que antes) ¡Oh,
qué sorpresa!... ¡Qué gran
sorpresa!... CORO (con
estupor)
¡Seguro! - ¡Es Vito! – ¡Ahí
está!
ANNETIELLO
¡Comparado con el viento, él
va más rápido!
CRISTINA
(angustiada) ¡Dios
mío! VITO (en
voz baja) ¡No
hables! CORO
(murmurando)
Cristina lo habrá visto y
rápidamente le ha lanzado
sus redes.
ANNETIELLO (se
adelanta, riendo) ¡Eh,
Vito! Tu promesa sin duda
no ha
llegado al cielo todavía... VITO
(molesto) ¿Y qué?
ANNETIELLO ¡Que ya
lo has cumplido! VITO
(mirándolo fijo) ¿Hay
algo que te cause risa?
ANNETIELLO
(acercándose) ¿A
mí?... ¡Yo estoy muy
contento!
¡Vaya!... La has elegido
hermosa... y cariñosa.
Cristinita, di, ¿nosotros no
somos amigos?
(Extiende su mano para
acariciarle la cara) VITO
(agarrando el brazo de
Annetiello) ¡Baja
esa mano!
ANNETIELLO
(riendo) ¡Ja!
¡ja! Lo tomas a mal!... ¿Lo
ves, Cristinita?
(Vuelve a extender la mano) VITO
(Dándole un empujón con
violencia) ¡Por el
amor de Dios!
CRISTINA
(asustada) ¡Ay de
mí! CORO
(interponiéndose) ¡No! -
¡Don Vito!
ANNETIELLO
(tratando de hacer a un lado
a los que se interponen) ¡Ahora
me parece mejor!... VITO
(altamente) Te
guste o no te guste, esta
mujer está conmigo y debes
respetarla. La
promesa que hice ante Dios será
sagrada para mí. Quiero
redimir a esta mujer ¡y
ninguno la insultará!
CRISTINA
(arrojándose a los brazos de
Vito) ¡Vito,
créeme, el
cielo te ha enviado a mí y por
ti siento renacer mi
provenir! VITO (con
entusiasmo) Con
toda mi alma anhelo
hacerte feliz. Quiero
redimirte, ¡no
debes sufrir más!
ANNETIELLO, MARCO, CORO ¡Vito
se casa con ella! – No
cambió de idea ¡Es
generoso! – ¡Es realmente un
santo! VITO
(como antes)
¡Cristina, confía en mí, voy
a casarme contigo!
CRISTINA (de
igual modo que antes) ¡Seré
tu esclava! ¡Voy a adorarte!
ACTO
SEGUNDO
(Interior de la casa de
Amalia Al fondo, una ventana
y muebles
modestos. Encima de una
cómoda una estatua de la
Virgen
protegida por una campana de
cristal. Frente a ella, una
lámpara encendida. A un lado
de la sala, una mesa. La
ventana está
abierta, y al levantarse el
telón, se ve pasar a la
gente por la
calle. Todavía es de día)
Escena Primera
(Amalia, a continuación,
Nunzia)
AMALIA (Se
sienta junto a la puerta e
intenta coser; de vez en
cuando gira la cabeza y mira
con ansiedad a la calle) ¡Nunzia
no viene! ¡Qué vida tan
infernal! (se
levanta) Y yo
siempre aquí,
olvidada y sin esperanzas...
(pone la costura sobre la
mesa) ¡Vito,
Vito, mi eterno martirio! ¿Qué
destino me estará reservado?
NUNZIA
(entrando) Doña
Amalia, ¿me permite entrar?
AMALIA
(corriendo hacia ella) ¡Oh,
Nunzia, ven, te
esperaba como al sol!
NUNZIA Dime
que necesita...
AMALIA Te
necesito... (Se
dirige a la cómoda y saca un
trozo de tela)
Mientras tanto, ten: (le
ofrece al tela) es un
poco de paño.,. ¡Ah, cómo!
¿No lo aceptas?
NUNZIA
(tomando la tela) ¡Claro
que sí!... Pero no debería
molestarse...
AMALIA No es
nada.
NUNZIA
Entonces, gracias.
AMALIA
(tomándole las manos) Ahora
dime, Nunzia: ¿es
cierto que Vito se casa?
NUNZIA (con
embarazo) Según
yo... según algunas
personas...
AMALIA
(enérgicamente) ¡No!
¡No me mientas!
NUNZIA (de
igual manera) ¡Ay de
mi!... ¿Qué puedo
decirte?... Es cierto. Lo
saben hasta las piedras de
la calle.
AMALIA Pues
bien, Nunzia, antes de eso
suceda, yo,
quiero ver a Cristina.
NUNZIA
(espantada) ¡Oh,
qué locura!
AMALIA ¡Quiero
que venga aquí! ¡Quiero
que vea y sepa que es lo que
va a hacer!
NUNZIA
¡Virgen, ten piedad!
AMALIA
(exaltándose)
¡Nunzia, sé que merezco ser
quemada viva! ¡Sé que
la gente murmura, que me
han privado de todo mi
honor, que,
guiada por un delirio ciego, voy
hacia un abismo!
(desde la calle se oyen las
voces de
Annetieìlo y de otros,
gritos y risas)
NUNZIA
(asustada)
¡Silencio!... ¡Te pueden
oír!
AMALIA (muy
exaltada) ¡Eso me
importa muy poco! ¡Jura
que la traerás aquí!
NUNZIA
(asustada) ¡Te lo
suplico!
(desde la calle, voces y
risas más cercanas)
AMALIA (muy
exaltada) ¡No!
¡No!
NUNZIA
(aferrándole las manos)
¡Cállate!... ¡Iré! (Va
a salir. Annetiello aparece
en la puerta)
Escena Segunda
(Annetiello, los muchachos y
las anteriores)
ANNETIELLO
(riendo, impide salir a
Nunzia) ¡Por
favor por acá!... ¡Por favor
por allá!...
NUNZIA
(empujándolo)
¡Siempre lo mismo!
(Sale) LOS
MUCHACHOS
(desde afuera) ¡Ja,
ja! ¡Ja, ja!
ANNETIELLO (a
los amigos)
¡Adelante! ¡Entrad! ¡No
está cerrado!
¡Sentiros dueños de esta
casa!
(Luego, al ver el ceño
fruncido de Amalia) Mi
esposa está aquí... ¡Si
ahora no sonríe, ya lo hará! LOS
MUCHACHOS
(entrando) ¡Doña
Amalia, salud! Hemos
venido para hacerle una
fiesta.
ANNETIELLO
Brindarán por ti, si les
sirves de beber.
AMALIA
(irritada)
¿Brindar? ¿Beber?... ¿Pero
acaso es esta una taberna?
ANNETIELLO ¡Qué!
¡La casa es mía!
AMALIA (de
igual modo) ¿Tuya?
ANNETIELLO
(Irónico)
¡Querida! LOS
MUCHACHOS (en
voz baja) El
tiempo empeora... Debemos
irnos...
(Amalia se da vuelta como
para irse)
ANNETIELLO ¿Y el
vino?
AMALIA (sin
darse la vuelta) ¡Puedes
esperarlo sentado!
ANNETIELLO ¿Te
vas?... En verdad que
eres... (se
golpea la boca)
AMALIA ¡No me
fastidies!
(sale por la izquierda) LOS
MUCHACHOS
(riendo) ¡Mirad:
Annetiello ha perdido la
razón!
ANNETIELLO ¿Que la
he perdido? ¡No!
¡Encontraré el vino de
inmediato!
(empieza a hurgar en la
habitación) ¡Aquí
está! (no
lo encuentra)
MUCHACHOS ¡Ja,
ja!
ANNETIELLO ¡Está
allí!
(tampoco lo encuentra)
MUCHACHOS ¡Ja,
ja!
ANNETIELLO
(levantando un frasco) ¡Aquí
está, por fin!
MUCHACHOS ¡Es
cierto, es vino!
ANNETIELLO (les
sirve de beber a todos,
luego, se adelanta) Las
esposas son
generalmente caprichosas, están
llenas de melindres, tienen
mal carácter; pero
entonces, si el cónyuge sabe lo
que hacer, de ella
se burla y vive
más feliz. Como
rubí ya
brilla el vino. ¡Bebed,
muchachos, olé! ¡Qué
exquisito es! Este
botellón sacó, lo peor
de Amalia: su
malhumor y su
avaricia. ¡Todo
le resultó inútil! ¡El
botellón está aquí,
mientras que mi esposa resopla
por allá! Como
rubí ya
brilla en vino. ¡Bebed,
muchachos, olé! ¡Qué
exquisito es!
AMALIA
(saliendo furiosa de la
habitación) Pero
¿en qué se ha convertido mi
casa? ¡Salid
todos! ¡Y tú también, pobre
vagabundo!
MUCHACHOS ¡Doña
Amalia! - ¡Tenga paciencia!
- ¡Vamos!
ANNETIELLO Cuidado
con lo que dices, Amalia, o
te haré...
AMALIA ¿Qué
vas a hacerme? ¡Dime!
¿Qué
vas a hacerme? LOS
MUCHACHOS
(reteniendo a Annetiello)
¡Cállate, Annetiè! ¡Vamos,
vamos!
ANNETIELLO
(mientras los muchachos lo
llevan fuera) ¡Sí,
será mejor para ti!
(salen)
AMALIA (al
quedar a solas, se deja caer
en una
silla, junto a la mesa y se
echa a llorar)
¡Virgen, Virgen, no dejes
que me vuelva loca! ¡Esto
es un castigo insoportable!
Escena Tercera
(Amalia, Nunzia y Cristina)
NUNZIA
(entra a toda prisa) ¡Doña
Amalia! (la
sacude) ¿Qué le
ha sucedido?
AMALIA ¡Estoy
desesperada!
NUNZIA ¡Vamos,
levántese!
¡Cristina está aquí!
AMALIA
(levantándose de un salto) ¡Oh!
¿Me habrá visto?
NUNZIA Todavía
está afuera.
AMALIA ¡Ve!
¡Que entre ya mismo!
(Nunzia va a la puerta, y
hace una señal;
Cristina aparece en el
umbral y allí se detiene) Hermosa
muchacha, entra... No
tengas miedo...
CRISTINA (con
frialdad, avanza) ¿Miedo?
¿De qué?... Diga qué quiere
de mi.
AMALIA Por
favor.
CRISTINA ¿Y
bien?
AMALIA Está
bien... dime la verdad. ¿Es
verdad que estás enamorada
de un joven... de Vito
el tintorero?
CRISTINA Es
verdad.
AMALIA ¿Y que
él quiere casarse contigo?
CRISTINA Pues...
así parece.
AMALIA
(después de mirarla por
largo tiempo) ¡Muy
bien!... Y, sin embargo, a
mí me parece que
esto es un sueño tuyo... que muy
pronto desaparecerá.
CRISTINA (con
mucha frialdad) ¿Y por
qué?
AMALIA
(autoritaria y amenazante) ¡Por
que sí!... Escucha, hermosa
muchacha: hay
cosas que se entienden sin
decir muchas palabras.
CRISTINA (de
igual modo que antes) Ahora
soy yo la que no entiende.
AMALIA
(perdiendo la calma) ¡Ah,
ah!
NUNZIA
(Insinuante, a Cristina) Pero...
deja que se explique.
AMALIA
(controlándose)
Disculpa, escucha: me
explicaré ya mismo... Nunzia,
no hables, estoy
tranquila...
(luego a Cristina) Mira:
en mi corazón siento una
gran angustia, que me
mata... A ti te lo pido, te lo
suplico que me dejes a
Vito... Nada me
acongoja más en el mundo. ¡Lo
perdí todo! La paz, la
esperanza, el honor... ¡Yo
sólo vivo, ardo y muero por
este amor!
CRISTINA Pero
este amor es la única... mi
última esperanza. Le
podría entregar el alma, la
vida que me queda; pero...
al aire libre... libre, por fin
respiro también yo ahora. ¡Me
abandono en brazos de mi
sueño dorado! ¿Y
usted que tiene esposo,
hogar, familia y honor, ahora
me lo quiere quitar,
hundirme de nuevo en el
abismo?
AMALIA
(conteniéndose apenas) Quieres
liberarte de esta
horrible vida, huir de
la deshonra... Yo
venderé mi alma y tú te
quedarás fuera.
¿Dinero? Pues bien, ¡me
arrancaré los ojos de sus
órbitas!...
¿Quieres eso? ¡Yo lo hago!
CRISTINA
(desdeñosa) ¡Quiero
a Vito!
AMALIA
(perdiendo la calma)
¿Nunzia, la has oído?
NUNZIA (a
Cristina) ¡Mi
querida muchacha!
(después a Amalia) ¡Por el
amor de Dios, cálmate!
AMALIA
(frotándose las manos) ¡Ah!
¿No quieres entender? ¡Voy a
ser más clara aún! Hablo,
y mis manos tiemblan. Hablo,
y, aquí, dentro del corazón, un
feroz rugido estalla...
¿Quieres que lo diga? ¡Nunca
va a concretarse tu sueño!
¡Como
amiga te hablo! Podrás
encontrar numerosos
hombres... Podrás
amar, elegir, casarte
con quien quieras; ¡pero
no pienses en Vito si
quieres tener un marido!
CRISTINA
(resuelta) ¡Yo
quiero a Vito Amante!
(Amalia, dando un grito de
rabia, salta y
agarra un cuchillo que está
sobre la mesa)
NUNZIA
(aterrada) ¡Virgen
Santa!
CRISTINA (con
suma frialdad) Es
mejor que me vaya... ¡Buenas
noches!
(intenta salir)
AMALIA
(cerrándole el paso,
irritada) ¡No te
irás!
NUNZIA
(Interponiéndose)
¡Amalia! (a
Cristina) ¡Un
poco de moderación!...
CRISTINA
(liberándose de Nunzia)
¡Terminemos de una vez!
Vengo aquí, me
ofrece oro; me habla de
honor... dice
que quiere darme sus ojos... ¿Pero
lo dice de verdad o en
broma? ¡Ah!
usted no sabe que en la vida yo solo
conocía la vergüenza y el
horror, que
estoy cansada, aniquilada, que
dentro del pecho sangra mi
corazón... ¡Que
quiero vivir! - ¿Lo ha
entendido? ¡Quiero
a Vito!
AMALIA
(descontrolada) ¡No!
¡No te casarás con él! ¡Mujer
infame, te
arrancaré los ojos!
NUNZIA
(manteniéndolas separada) ¡Por
todos los cielos!
CRISTINA
(Conteniéndose, con
frialdad) Me
parece que ahora se ha
excedido...
NUNZIA ¡Dios
mío!
AMALIA
(furiosa, a Cristina) ¡Vete!
NUNZIA
(suplicante, empuja a
Cristina hacia la puerta)
¡Cristina… vete... márchate
ya!...
CRISTINA
(dándose la vuelta, mientras
Nunzia contiene a Amalia) Y todo
lo que ha dicho, lo voy
a recordar,
sépalo... y me dará cuenta
de ello.
NUNZIA
(desesperada) ¡Ay de
mí!
AMALIA
(furiosa, a Cristina)
¡Vete!... ¡Vete!
CRISTINA
(poniéndose el chal) ¡Está
bien!... Por ahora, yo
estoy equivocada y usted
tiene razón...
(después, al salir) Nunzia,
buenas tardes.
(sale lentamente)
AMALIA (cae
sentada) ¡Jesús!
¡Qué suerte negra! Dios,
¿qué debo hacer?
NUNZIA
¡Bendito Señor! (en
el exterior relampaguea a
menudo)
AMALIA
(lastimeramente) ¿Qué
pensar?
NUNZIA
(confortándola) Hace
mal en angustiarse de ese
modo: Se
requiere calma... Venga
aquí.
(acompaña a Amalia a la
puerta de la
izquierda. Retumba un trueno
distante) También
el tiempo amenaza. ¡Me voy!
(deja a Amalia y vuelve) ¡Virgen
santa, que vida esta! (se
pone el chal sobre la cabeza
y sale
con la tela que le diera
Amalia)
Escena Cuarta
(Vito, luego, Amalia) VITO
(entra decidido, mira a su
alrededor y no ve a
nadie. Se detiene, retrocede
y cierra la ventana) ¡No
está! Le
falta el coraje para
enfrentarse conmigo... Siempre
estaba dispuesta y pronta a
insultar...
(pausa) Sin
embargo, mala no es... ¡Me ha
amado mucho!
(otra pausa)
¡Infeliz!... Ella no sabe
que, también yo, aunque
vil, ¡no puedo olvidarla!
(mira a su alrededor) Cuántos
recuerdos, aquí... ¡Cómo
late mi corazón!
(luego, volviendo a la
realidad) ¡Oh!
Pero ¿qué estoy diciendo? ¡No
debo faltar a mi promesa!
(Camina decidido hacia la
habitación de la izquierda)
¡Amalia! ¡Amalia!
AMALIA
(saliendo) ¡Ah!...
¿Eres tú? VITO
(frunciendo el ceño) ¡Me
estás viendo!
¿Cristina vino a verte?
AMALIA ¡Ah!...
¡Sí! VITO ¡Te
ruego que la dejes en paz!
AMALIA
(irguiendo la cabeza) ¿En
paz?
(después, humildemente)
Siéntate. VITO
(bruscamente) No
quiero sentarme.
AMALIA Está
bien... No te niego que he
estado demasiado dura con
ella... En
cuanto a perder la
compostura, no sé
decir cuál de las dos la ha
perdido antes... ¡Ah!
Miras a otro lado. ¡Mira
en lo que me he
transformado! ¡Ya no
duermo ni tengo reposo! Lloro
día y noche... ¡Lloro
por ti, Vito mío! VITO
(controlando su emoción) Es en
vano. ¡Basta ya! ¡No
quiero saber nada acerca de
eso!... Te
ruego que dejes en paz a
Cristina y
pienses que ella será mi
esposa.
AMALIA ¡Ah! ¿Y
lo dices así, Vito? ¿Qué
has hecho de tu corazón? VITO Ya todo
ha terminado entre nosotros. Hice
una promesa...
AMALIA
(interrumpiéndolo) ¡Una
locura! VITO
(decidido) ¡Y la
cumpliré!
AMALIA ¿Una
promesa?... ¿Y a
mí? ¿Te olvidas cuántas
me has hecho a mí?
¿Cómo?... ¿Se te olvidó el
ferviente juramento que
hiciste al pie
de esa hermosa Virgen? VITO ¡Basta,
no me lo recuerdes, yo
también sufro por eso! ¡Por
tantos recuerdos amargos hoy
tengo agobiado el corazón!
AMALIA
Entonces, el amor, la
pasión, ¿todo
ha muerto en ti? VITO Tú bien
sabes el vínculo que me
ata delante de Dios. ¿Qué
puedo hacer?... ¿Debo
transformarme en un
sacrílego?
AMALIA ¡Yo era
menos libre que tú el día que me
olvidé de la promesa hecha
al cielo, perdí
mi honor y en tu
pecho me dejé atrapar por
amor! (le
agarra las manos y lo
sacude) VITO
(liberándose) ¡Ah!
¡Calla, calla! ¡No! ¡No me
mires que esos ojos me hacen
delirar!
(Amalia lo atrae hacia ella) ¡Ten
compasión, déjame! mi
corazón no puede... (Los
truenos retumban y llueve)
AMALIA ¡No,
eso no es posible! Lo sé,
también tu corazón está
atormentado por la misma fiebre
que a mí me abrasa... ¡Te amo
tanto! (le
pone los brazos alrededor
del cuello) VITO
¡Amalia!
AMALIA
(exaltada) ¡Quiero
tus caricias! ¡Un
sólo beso!... ¡El
último! VITO
(resistiendo apenas) ¡Ay de
mí! ¿Quién puede
resistirse?... Eres un
demonio. ¡Tus
besos tienen una fascinación que no
se olvida jamás!
CRISTINA
(desde el exterior, bajo los
relámpagos) ¡Vito!
¡Vito!
AMALIA
(fuera de sí) ¡Qué
felicidad! VITO
¡Amalia, ven a mí!
AMALIA
(abriendo sus brazos) ¡Soy
tuya! VITO (la
abraza frenéticamente) ¡Soy
todo tuyo!
ACTO
TERCERO (La
misma decoración del primer
acto. Algunas
mesas y sillas están
colocadas en la calle
dispuestas para
una fiesta. Es la hora del
Avemaría)
Escena Primera
(Vito, coro de hombres y
luego de mujeres. Vito
y los hombres sentados
alrededor de las
mesas, bebiendo y jugando a
la murra)
HOMBRES
(jugando y bebiendo) -
Cuatro - siete - cinco -
tres – - Siete
- nueve - cinco - ¡Si! VITO
(levantándose) Canción
de amor que
tiñes tus alas de oro
sumergiéndolas en el
vino, ve,
llévale a ella la voz
de mi corazón, golpea
en su ventana y
despiértala.
¡Canción de amor de alas
de oro!
(entran las mujeres)
MUJERES ¡Ya
estamos aquí! ¿Quién
quiere ir a Piedigrotta?
Sabremos enamorar muy bien a quien
allá vaya.
Queremos cantar,
queremos bailar... suspirar. ¡Sí,
todos juntos
deberemos cantar!
TODOS. Canción
de amor – que el
ala de oro, etc., etc.
(Terminado el coro, Vito se
aleja.
Algunas mujeres con
panderetas comienzan
una
tarantela; Otras las
secundan)
Tarantela (Ballet) (Al
final de la tarantela, a lo
lejos, se oyen
cantos que se acercan
rápidamente) ¡Oh!
¡La nueva canción! ¡Viva!
¡Viva! ¡Es
Annetiello el que viene!
(todos miran a la derecha)
Escena Segunda
(Annetiello, hombres,
mujeres, niños y los
anteriores. La comitiva
que
se dirige a Piedigrotta,
precedida por Annetiello,
entra. Los
hombres llevan flores y
plumas en sus sombreros y,
en el extremo de
una vara, faroles
encendidos. Los niños llevan
los instrumentos
típicos de las fiestas
populares napolitanas:
Trummettelle) CORO ¡La
canción! ¡La canción! (los
músicos preludian la
canción) ¡Bravo!
¡Muy bien!
ANNETIELLO
(Dando un paso adelante,
rodeado por el coro) Hay, hay un
refrán que dice así: ¡Cuando
se bebe o se come, es
cuando mejor se está! ¿Quién
sabe si hay taberna, en el
otro mundo, donde
nos podamos ver amigos míos, quién
sabe?… ¿Quién
lo sabe? ¡Pero
si el aceite me dura
en la lámpara, no
preocuparos, amigos, y
esperadme en la taberna!... CORO ¡Pero
si el aceite me dura
en la lámpara no
preocuparos, amigos, y
esperadme en la taberna!... (la
comitiva sale de escena
cantando seguida del coro.
Vito
permanece en el lugar y con
un palo intenta desprender
las
telas colgadas sobre la
puerta de su negocio)
Escena Tercera
(Cristina y Vito)
CRISTINA
(baja lentamente por el
callejón con el chal al
brazo, luego,
viendo a Vito, se le acerca
y le pone las manos sobre
los hombros) Buenas
noches. VITO
(dándose vuelta, con
frialdad) ¿Qué
pasa?
CRISTINA Nada... VITO ¿Qué
quieres?
CRISTINA Te
busco desde esta mañana. VITO ¿Por
qué?
CRISTINA ¿No lo
sabes?... VITO
(molesto) ¿Por
qué tengo que saberlo?
CRISTINA
(tímidamente) ¿Agarro
una silla? VITO
(bruscamente) Tómala.
CRISTINA
(entra en la tintorería y
sale con una silla que
coloca cerca de la puerta;
luego, con voz insinuante): Vito,
escúchame... quería decirte
que por fin
tengo los papeles. ¡Oh,
cuántas dificultades,
cuántos desaires qué
aflicción!... El
Comisionado...
(Vito, girando lentamente,
la mira) Quiere
saber de ti... de tu
padre... si está
vivo o muerto. VITO
(frunciendo el ceño) ¿El
Comisionado? ¿Y qué tiene
que ver él?
CRISTINA
(sorprendida) ¿No lo
sabes?... Pero, si ése es su
trabajo.
(esconde la cara entre las
manos y da
un profundo suspiro) ¡Dios
mío! ¡Esa es la ley! Las
infelices como yo ¡ay de
mí! debemos pasar por eso. VITO
(bufando) ¡Ah,
qué suerte! ¿También esto
era necesario?
CRISTINA (con
profunda tristeza) Pero
dime ¿es mía la culpa?...
Ten piedad... VITO
(nervioso)
¿También la policía? ¡Solo
esto me faltaba!...
CRISTINA
(suplicante) ¡Vito! VITO
(cada vez más irritado) ¡Justo!
¡Muy justo!... ¡Ah, no
me había dado cuenta!... ¡Se
puede hacer una novela con mi
vida!
CRISTINA (con
las manos juntas) ¡Y con
la mía... se
puede hacer otra! VITO
(enfurecido, alejándose) ¡Una
novela!... ¡Una novela!
CRISTINA
(igual que antes) Y ahora
¿a dónde vas? VITO ¡Me
voy!
CRISTINA
(siguiéndolo, con dulzura) ¿Y
yo?... ¡Vito! VITO ¡Tú,
vete! Aquí no puede seguir
estando. ¡Tengo
cosas que hacer!
(continúa descolgando telas)
CRISTINA
(Abatida, se apoya en una
columna de la puerta,
murmurando, con los brazos
colgando y los ojos bajos) Me
gustaría saber si tú aún me
amas, o si tu
amor ya no existe... VITO
(volviendo la cabeza) ¡Oh!
¿Qué murmuras?
CRISTINA (sin
levantar los ojos) Canto. VITO (con
ironía feroz) ¡Así
cantan allí!
(señala el prostíbulo)
CRISTINA
(estalla en llanto
desesperado y cubriéndose el
rostro con las manos, se
apoya contra la pared) ¿Tanto
me desprecias? Vito,
¿qué corazón tienes? VITO
(casi conmovido)
Escúchame, Cristina: déjame
hablar abierta y
francamente. Te amo,
por ti me atormenta un
profundo afecto, pero
tengo aquí algunas cadenas que no
puedo romper... Sé
buena... ¡Un día
repararé tantas penas!
CRISTINA
(sollozando) Lo
sé... cuando me ves, sientes
compasión por mí; pero
cedes a los encantos de
ella, que es
tu perdición. Sufro,
me consumo, me angustio, lucho
por hacerme amar; pero
esa serpiente siempre
triunfa… ¡Es
inútil tener esperanzas!
Escena Cuarta
(Amalia y los anteriores)
AMALIA
(llega por la izquierda, a
toda prisa, vestida
magníficamente) ¡Vito,
Vito! VITO
(sorprendido)
¡Amalia!
CRISTINA
(espantada) ¡Es
ella!
AMALIA
(viendo a Cristina) ¡Ah!...
Bella joven, ¿qué haces
aquí?
CRISTINA (con
los ojos bajos y voz
apagada) Nada...
AMALIA
(mirando a Vito a la cara) ¿Es
verdad? VITO
(confundido) Vino
sola... por aquí pasaba...
CRISTINA (con
voz apenas audible) ¡Dios
mío, ten piedad!
AMALIA (a
Cristina) ¿Y a
quién estás esperando?
CRISTINA (de
igual modo) A
nadie.
AMALIA (a
Vito)
Entonces date prisa, Vito... el
coche ya está ahí.
(Vito cierra la puerta.
Luego Amalia, toma del
brazo a Vito y sale casi
arrastrándolo) ¡Deja
esos trapos!... ¡Vamos!
(salen por la izquierda)
Escena Quinta
(Cristina sola. Luego, desde
adentro, Vito,
Amalia, Annetiello, Marco y
el coro)
CRISTINA
(después de una larga pausa,
inmóvil, apoyada en la
tintorería) ¡Deja
esos trapos... vamos!... ¡Así le
ha dicho!...
(gira, recoge el chal, que
cayó al suelo, y
lanza un profundo suspiro) ¡Vamos!
(Lentamente, desciende al
proscenio. Se detiene
conmovida ante
el crucifijo. Su voz está
llena de lágrimas) Mi
Redentor, si mi voz llega
hasta Ti, ¡como
testigo te llamo! Tú
sabes cuánto he sufrido y que
he jurado abandonar mi atroz
destino... Tú no
lo has querido... Sabes
cuánto he luchado por
salvarme... ¡Pero
tú no lo quieres, no! ¡No! -
¡Que así sea!
(deja caer los brazos, se
arrodilla y permanece
petrificada, con
los ojos empañados de
lágrimas y dirigidos hacia
el
crucifijo. De pronto, desde
el interior, estallan voces
y risas. El
látigo chasquea. Vito,
Amalia, Annetiello y Don
Marco
cantan acompañados por
guitarras mandolinas y
zambombas)
VITO, AMALIA, ANNETIELLO,
DON MARCO Hay hay un
refrán que dice así, etc.,
etc.
(Cristina, como herida en el
corazón por esas voces, se
levanta y
temblando, incapaz de
hablar, haciendo un gesto
con las manos, como
si quisiera decir: "¿Jesús,
los oyes?" El canto sigue)
CRISTINA,
(Temblorosa, se apoya en la
base de la cruz, luego , con
ímpetu
repentino, se yergue con
profundo desprecio y grita)
"¡Infames! ¡Viles!... ¡Ah!!"
(Corriendo hacia la puerta
del prostíbulo golpea con
fuerza.
Mientras tanto se oyen
llegar desde el callejón los
sonidos de
cascabeles, el chasquido del
látigo y el canto. La puerta
se abre y
Cristina cae desmayada sobre
los peldaños de la
escalinata)
Digitalizado y traducido
por: José
Luis Roviaro 2022
|